"60 anni di Pardo in TV" presenta una selezione di documenti televisivi d'archivio curata da Francesca Pusek-Manzini e dedicata al Festival di Locarno in occasione del sessantesimo della sua fondazione.
La storia del Festival è intessuta di sogni, emozioni e immagini che non appartengono solo alla storia del cinema ma anche a quella di una città e di un cantone alla ricerca di un'identità nuova all'interno della Confederazione; in filigrana, poi, scorre il film della storia del mondo nel suo continuo altalenare di speranze e delusioni.
Il Festival si nutre dapprima dell'ottimismo del dopoguerra, poi dovrà fare i conti con la rigidità di un mondo ideologicamente diviso in due. La contagiosa allegria dei mitici anni '60 si trasformerà in inquietudine e le fiamme della contestazione giovanile del '68 rischiano di incendiare anche il Festival che vacilla ma rimane in piedi. Gli anni '70 hanno il colore del piombo con attentati terroristici un po' ovunque in Europa mentre gli anni '80 sono percorsi dal grido inascoltato degli affamati del mondo.
La manifestazione locarnese continuerà comunque a crescere e ad aprirsi sempre più verso il terzo e quarto mondo. Ma paradossalmente le scintille dell'entusiasmo di fronte al crollo del muro di Berlino infiammeranno le polveri dei Balcani che precipitano in una guerra civile il cui corollario di morti e profughi pare senza fine durante i primi anni '90.
È quindi con un fardello carico di guerre, povertà, fame e ingiustizie che il mondo entra nel terzo millennio. E il cinema?
Il cinema non può salvare il mondo ma può far pensare il mondo: l'auspicio di uno dei grandi direttori del Festival, Marco Müller, rimane più che mai attuale.
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